Visualizzazione post con etichetta Antonio Di Lieto Bellanotizia Vangelo Luigi Mariano Guzzo Padre Pasquale Pitari Bellanotizia Vangelo Gesù Chiesa Cattolica Catanzaro Omelia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antonio Di Lieto Bellanotizia Vangelo Luigi Mariano Guzzo Padre Pasquale Pitari Bellanotizia Vangelo Gesù Chiesa Cattolica Catanzaro Omelia. Mostra tutti i post

lunedì 21 maggio 2012

11. GESU' CI PRECEDE NEL CIELO


Ascensione del Signore - Anno B - 20 maggio 2012


Marco 16, 15-20
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,
prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

E’ l’invito ad essere missionari. Ad essere annunciatori di una Parola che salva, che rigenera, che crea.
Non solo sotto casa, tra i nostri amici, a lavoro … anche, ma non basta.
In tutto il mondo, ci viene chiesto di andare.
Camminate … il cristianesimo è usura di suole.
La salvezza è un pugno di cielo in mano a chi non si sottrae all’amore.
Ed i segni rappresentano l’esperienza che dell’amore di Dio fa l’uomo.
E’ per questo che l’ascensione ci riguarda da vicino.
L’ascensione, in questi giorni, porta la firma di Melissa e di tutte le vittime innocenti dell’odio umano. Ed è già giustizia di un Dio che non abbandona le sue creature.
Crediamoci. E’ l’orizzonte di una speranza alla portata di tutti.
Puntare il cielo con la testimonianza della propria vita.  Ecco l’ascensione.
Ch’è mistero, gioia, trepidazione. Ch’è letizia, bellezza, stupore. Ch’è il sorriso di Melissa.
Un consiglio spassionato: credi. Cioè: metti in circolo il tuo amore.

L'Omelia di Padre Pasquale


Omelia di Padre Adolfo

domenica 6 maggio 2012

10. IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI

IV Domenica di Pasqua - Anno B - 6 maggio 2012

Giovanni 15, 1-8
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.


Ci possiamo fidare pure ad occhi chiusi. C’è una promessa. E viaggia sull’ali dell’eternità. “Chiedete quel che volete e vi sarà dato”.
Non sarà un impegno disatteso. Gesù ha dato la sua Parola all’uomo. Ch’è Parola di vita.
La storia è sempre realizzazione di una promessa di Dio. E la promessa di Dio non può che venire da una dichiarazione d’amore.
Di più: la promessa è sempre segno d’amore.
C’è un vignaiolo (Dio), una vite (Gesù) e dei tralci (noi).
L’invito è quello di rimanere sempre attaccati alla vite.
Meglio: di far fruttare la vite tutt’intorno a noi stessi.
Portate molto frutto … ci viene chiesto. Vale a dire: facciamo in modo che il Vangelo plasmi e arricchisca l’esistenza di tutti i giorni.
Non è difficile. Basta diventare solidali con chi incarna la Parola di Dio: i poveri, i disoccupati, gli affamati, i malati, i cassaintegrati, i drogati …
Ecco loro sono la nostra vite quotidiana per diventare veri discepoli di un Dio che si è fatto vignaiolo per amore. 

L'Omelia di Padre Pasquale

 Riflessione di Antonio Di Lieto: Restate aggrappati a me :

sabato 24 marzo 2012

7. Il SEME DEVE MORIRE PER PORTARE FRUTTO

IV Domenica di Quaresima - Anno B - 18 marzo 2012
di Luigi Mariano Guzzo

http://www.ilvangeloinmillebattute.com/

Giovanni 10, 20-33

Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!». La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.

La croce è scandalo per i giudei e follia per i pagani (1Corinzi 1, 23). E’ il non-senso dell’amore di un Dio-uomo che sta lontano dal successo, dalla fama, dalla popolarità. Eppure ha il suo momento di gloria: la croce. I Greci vogliono incontrare Gesù. Non è un caso. E’, per così dire, una deformazione professionale la loro … d’altronde provengono da quella che è stata la culla della filosofia. I Greci, come dice San Paolo, “cercano sapienza”. Vogliono indagare, conoscere, comprendere. Ma la Parola di Gesù non si può ridurre a pura e semplice speculazione accademica. Tutt’altro. E’ vita incarnata nel tessuto della storia umana. Sembra un fallimento. Il messia è condannato a morte: proprio lui che, invece, doveva liberare il suo popolo. Non fa neanche la parte del supereroe. La morte gli fa paura e lo lascia intendere …E’ la legge del “chicco di grano”. Ch’è un invito a stringere i denti. La morte è un attimo. Poi c’è la vita.

Omelia di Padre Pasquale Pitari

Riflessione di Antonio Di Lieto: UN CUORE GRANDE


sabato 17 marzo 2012

6. BISOGNA CHE SIA INNALZATO IL FIGLIO...

IV Domenica di Quaresima - Anno B - 18 marzo 2012
di Luigi Mariano Guzzo

http://www.ilvangeloinmillebattute.com/

Giovanni 3,14-21
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato
il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.



Mosè alza un serpente di rame. E’ un modo per salvare gli ebrei morsicati dagli aspidi: chi guarda l’asta resta in vita (Nm 21, 9). Paradossale vero? Il serpente da causa di morte diviene occasione di salvezza.
C’è un grande insegnamento in tutto ciò: per togliere le negatività dalla nostra vita è necessario trovare la forza di guardare il male e non avere paura di affrontarlo a quattr’occhi. Scappare serve a poco. Bisogna rimanere; coscienti degli errori, delle paure, delle angosce che attanagliano le nostre esistenze.
La croce di Cristo incarna il dolore del mondo; un dolore innocente, forse finanche inconsapevole, ma straziante nella sua ignara crudeltà. Dal legno della croce –ch’è legno di morte- per noi filtrano i raggi della vita eterna. Basta guardarla!
“ … Ha tanto amato il mondo”. Anche Dio fa le sue dichiarazioni d’amore. Ed è un amore che non giudica, anzi lascia liberi di accoglierlo.
Dio ama a prescindere. Quando si dice che l’amore è cieco …

Omelia di Padre Pasquale Pitari


Riflessione di Antonio Di Lieto



sabato 10 marzo 2012

5. LO ZELO PER LA TUA CASA MI DIVORA

III Domenica di Quaresima - Anno B - 11 marzo 2012

di Luigi Mariano Guzzo

http://www.ilvangeloinmillebattute.com/

Giovanni 2, 13-25

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi,
e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».
I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora.
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».
Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».
Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome.
Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti
e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.

Il Dio dei cristiani non accetta compromessi. E mette in guardia da una fede vissuta solo come pratica esteriore. Non c’è posto per chi vuole fare della Casa del Padre un mercato, in cui l’interesse individuale ed egoistico prevale sull’interesse di tutti. I venditori di acqua santa -come li potremmo chiamare oggi- sono sempre pronti raggirare le persone umili e semplici. Ma Gesù, ancora una volta, sta dalla parte di quest’ultimi: non servono né i soldi né i sacrifici rituali per guadagnare il Regno dei Cieli. L’invito è quello di non fare della preghiera un’abitudine. Ma soprattutto di riempire di significato il nostro essere cristiani. Il che significa rendere la vita una risposta reale e concreta al nostro atto di amore con Dio. Che senso ha la domenica se la liturgia non plasma la vita di tutti i giorni?! Attenzione quindi a chi cerca l’arrivismo facile ed il tornaconto personale. La Chiesa di Cristo non è per quella gente che pensa solo a fare carriera. Dio ce ne scansi e liberi …

Omelia di Padre Pasquale Pitari

Riflessione di Antonio Di Lieto